{"id":618,"date":"2015-02-10T09:06:33","date_gmt":"2015-02-10T09:06:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rifugiovittorioemanuele.com\/?page_id=618"},"modified":"2017-03-11T20:32:06","modified_gmt":"2017-03-11T20:32:06","slug":"storia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.rifugiovittorioemanuele.com\/index.php\/storia\/","title":{"rendered":"Storia"},"content":{"rendered":"<p><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><em><span style=\"text-decoration: underline; color: #ff0000;\">Note storiche su di un Regal Rifugio&#8230;&#8230;<\/span><\/em><\/h2>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><em><span style=\"text-decoration: underline; color: #ff0000;\">il Vittorio Emanuele II al Gran Paradiso.<\/span><\/em><\/h2>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rifugiovittorioemanuele.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/antica1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-1517\" src=\"https:\/\/www.rifugiovittorioemanuele.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/antica1-1024x576.jpg\" alt=\"antica1\" width=\"1024\" height=\"576\" srcset=\"https:\/\/www.rifugiovittorioemanuele.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/antica1-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.rifugiovittorioemanuele.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/antica1-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.rifugiovittorioemanuele.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/antica1.jpg 1600w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Questo singolare rifugio alpino,senz&#8217;altro il pi\u00f9 originale della cerchia alpina PiemonteValdostana, ma anche uno dei pi\u00f9 frequentati e confortevoli di tutta la catena alpina Italiana, era stato iniziato negli anni trenta sotto la presidenza del Senatore G. Brezzi, personalit\u00e0\u00a0 torinese di spicco di quei tempi. Il Senatore Brezzi , infatti, oltre alla presidenza della primogenita sezione del CAI , rivestiva quella della reale mutua assicurazioni &#8211; una delle pi\u00f9 antiche e stimate compagnie di assicurazioni italiane &#8211; ed infine quella della societ\u00e0\u00a0 Cogne di Aosta, industria siderurgica di primo piano in campo nazionale.<br \/>\nE proprio da questo terzo incarico del Sen. Brezzi che nacque l&#8217;originale aspetto strutturale ed architettonico del nuovo rifugio Vittorio Emanuele. Infatti il Sen. Brezzi affid\u00f2 ad un socio e consigliere della sezione torinese, l&#8217;ing. Dumontel &#8211; professionista ben noto e stimato nel campo edile &#8211; il progetto di realizzazione dello stabile nuovo a condizione che la struttura interna venisse realizzata interamente in ferro, ovviamente di produzione Cogne. Essendo l&#8217;ing. Dumontel anche socio del CAAI (club alpino accademico) fu cosa semplicissima per il progettista trasferire lo schema del classico\u00a0 piccolo &#8220;bivacco accademico&#8221; in quello del nuovo Vittorio Emanuele, naturalmente con le dovute proporzioni fissate dal Consiglio Direttivo sezionale di quei tempi ( minimo 120 comodi posti pi\u00f9 altri meno comodi se fosse stato possibile). Vennero trasferite a dorso di mulo due saldatrici elettriche con i relativi gruppi generatori, smontate ovviamente i pezzi di peso idoneo al trasporto col mulo, che vennero poi rimontate in loco, tutto il profilato in ferro ed ancora il restante materiale necessario per la bisogna, e si iniziarono i lavori.<br \/>\nNell&#8217;estate 1933 il Principe del Piemonte Umberto di Savoia venne pure trasportato a dorso di mulo da Pont Valsavarenche al rifugio, e con solenne cerimonia alpina inaugur\u00f2 uno scatolone vuoto. Infatti erano state realizzate solo le 2 facciate in muratura di pietrame e la struttura metallica interna, il tutto ricoperto da un tetto in sottile lamierino che in pochi anni\u00a0 denot\u00f2 la propria precariet\u00e0\u00a0, ovvia conseguenza della cronica mancanza di penuria del nostro sodalizio ed anche delle banali abitudini di quei tempi!<br \/>\nPoi vennero la guerra in Abissinia, le ben note sanzioni contro l&#8217;Italia, e da ultimo il secondo terribile conflitto mondiale che blocc\u00f2 definitivamente la prosecuzione ed ultimazione dei lavori, che nel frattempo (anno 1936-37) il nuovo Presidente della sezione, conte G. Passerin D&#8217;Entreves, aveva con un contratto ardito e originale, affidato ad una impresa di costruzioni torinese-milanese ( Bianco e Tanci ) in cambio degli utili che il rifugio finito avrebbe prodotto nei successivi 15 anni.<br \/>\nE veniamo al dopoguerra: alla direzione rifugi della sezione nel 1951 era subentrato all&#8217; ing.\u00c2\u00a0 Giovanni Bertoglio- eminente tecnico nel campo del rifugi alpini &#8211; il sottoscritto, che cerc\u00f2 di completare al meglio il rappezzo dei danni subiti per eventi bellici dai 37 rifugi sezionali, gi\u00e0\u00a0 intrapreso dall&#8217;ing. Bertoglio. Restavano esclusi il Gastaldi, il Nuovo Torino ed infine\u00a0 proprio il Vittorio Emanuele. Per nostra somma fortuna gli Stati Uniti D&#8217;america avevano messo a punto e poi deciso un piano di aiuti concreti per la ricostruzione della povera Europa ridotta a pezzi dalla seconda guerra mondiale: il piano E.R.P. detto anche Piano Marshall dal nome dell&#8217;ideatore. Erano cifre imponenti che vennero praticamente regalate dal popolo americano all&#8217;Europa e che permisero in pochi anni di realizzare la ricostruzione Europea, affetta da languore per mancanza di ossigeno. Ricordo per inciso che la sigla ERP significa &#8221; Europa ricostruzione piano&#8221;.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rifugiovittorioemanuele.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/antica2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-1518 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.rifugiovittorioemanuele.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/antica2-1024x576.jpg\" alt=\"antica2\" width=\"1024\" height=\"576\" srcset=\"https:\/\/www.rifugiovittorioemanuele.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/antica2-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.rifugiovittorioemanuele.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/antica2-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.rifugiovittorioemanuele.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/antica2.jpg 1600w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Anche i rifugi alpini vennero ammessi alla divisione della torta e la sezione di Torino decise di concentrare i fondi di propria spettanza ( circa 20.000.000 di quei tempi ) al completamento del regale Vittorio Emanuele II, che con il Torino\u00a0 &#8211; poi affidato alla cura dell&#8217;ing. Locchi dopo aver realizzato la societ\u00e0\u00a0 con la sezione di Aosta per il finanziamento della spesa da parte della Regione Autonoma Valle d&#8217;Aosta &#8211; rappresentavano i 2 problemi pi\u00c3\u00b9 impellenti. In un terzo tempo venne poi affrontata la ricostruzione del Gastaldi\u00a0 sotto la direzione dell&#8217; ing. Alvigini, eletto qualche anno dopo presidente della sezione.<br \/>\nFatto il primo passo si diede inizio ai lavori con un sopralluogo al rifugio da parte del vicepresidente Ernesto Lavini e del sottoscritto in data 2 giugno 1953. Sul posto ci attendeva il bravo Valentino Dayn\u00e8, gestore da molti anni per tradizione familiare del rifugio vecchio; gi\u00e0\u00a0 il padre Celestino e la famiglia\u00a0 lo avevano gestito per oltre 30 anni con amore ed attaccamento pi\u00f9 che per interesse e guadagno ( questa filosofia mi ricorda un caso analogo verificatosi in valle di Susa : Alessandro Sibille, detto Sandrin, guida emerita del CAI e cavaliere della montagna, premio di fedelt\u00e0\u00a0 montanara della provincia di Torino per il rifugio Vaccarone, curato e custodito come una loro seconda casa da lui e dalla moglie ).<br \/>\nPer poter effettuare la visita in Valsavarenche in un sol giorno, riducendo al minimo le spese, Lavini aveva deciso, con il debito consenso del consiglio direttivo, di noleggiare una Fiat 500, topolino era denominata allora, il cui costo, compresa la benzina, era stato convenuto con il noleggiatore in lire 40.000. Si part\u00ec alle 3 di mattino da Torino, ed alle 7 o gi\u00e0 di l\u00e0 eravamo a Pont, donde a piedi raggiungemmo il rifugio accolti dal buon Valentino e dalla solerte signora Palmira. Si esaminarono col Dayn\u00e8 qualit\u00e0\u00a0 lavori potevano essere fatti in tale anno, valutandone il reale costo onde fossero compatibili con la cifra di lire 4 milioni di cui la sezione disponeva, quale contributo ERP.<br \/>\nNel pomeriggio a sopralluogo ultimato si riprese la via del fondovalle e poi a piccole tappe il rientro a Torino. L&#8217;ultima tappa fu fatta ad Ivrea, dove casualmente in un bar del centro avvenne l&#8217;incontro con un gruppetto di amici di montagna che rientravano da una gita\u00a0 in Val di San Barthelemy. Al casello di Chivasso entrata in autostrada e via verso Torino, che ormai stavano scendendo le prime ombre della sera. E qui avvenne la tragedia. L&#8217;amico Ernesto, alla guida della topolino, abbagliato da una grossa auto che filava a tutta birra verso Milano, pens\u00f2\u00b2 &#8211; chiss\u00e0\u00a0 perch\u00e9 &#8211; di scendere la scarpata che portava al ponte sull&#8217;Orco, cosa ovviamente sconsigliabile ad un veicolo a 4 ruote. Fortuna volle che le tenere piante cedue ai piedi della scarpata facessero da materasso ai poveri tapini, attutendo notevolmente le conseguenze del non programmato volo. Gli amici al seguito ci raccolsero premurosamente &#8211; senza cucchiaino per fortuna! &#8211; e ci trasportarono a spron battuto alla Astanteria Martini per\u00f2\u00a0 il trattamento del caso. Ma le conseguenze pi\u00f9 dolorose furono quelle economiche, poich\u00e8 l&#8217;avarissimo Consiglio direttivo sezionale, seguendo le rigide regole del Padre fondatore Quintino, non sganci\u00f2 una lira in pi\u00f9 di quelle a suo tempo autorizzate per la trasferta a Valsavarenche.La benemerita societ\u00e0\u00a0 Lavini-Rosazza dovette pertanto sobbarcarsi la differenza, sacrificando una intera mensilit\u00e0\u00a0 dei rispettivi stipendi per chiudere la sfortunata partita. cose che capitavano 40 anni f\u00e0!<br \/>\nComunque nonostante il disastroso avvio, i lavori procedettero, soprattutto per merito del gestore Valentino Dayn\u00e8, regolarmente di anno in anno e lo stabile nuovo fu addirittura, sia pure parzialmente, inaugurato gi\u00e0\u00a0 nella primavera del 1954 in occasione del 1\u00b0 Rally sci alpinistico Lafuma &#8211; Le Trappeur svoltosi in territorio Italiano, di cui i promotori francesi avevano affidato l&#8217;organizzazione ai dirigenti dello Ski Club Torino, a condizione che venisse effettuato nel gruppo del Gran Paradiso, con base nel\u00a0 regal Rifugio .Il piano terreno cucina, bar, le 2 sale di soggiorno e pranzo ed i servizi &#8211; ormai ultimato assicura confortevole ospitalit\u00e0\u00a0 al centinaio di persone, concorrenti &#8211; fra i quali anche chi scrive &#8211; e addetti alla manifestazione, che si concluse brillantemente dopo 3 stupende giornate in quel di Cogne, dopo la lunga traversata del Gran Sertz.<br \/>\nNegli anni successivi furono completati i 2 piani letto e la centralina idroelettrica, azionata dall&#8217;acqua del sottostante laghetto dopo un percorso di 250 m. verso valle.<br \/>\nAnche la parte conclusiva dell&#8217;operazione di completamento del nuovo rifugio si tinse purtroppo di nero. Infatti nel mese di Giugno del 1961, quando ormai il Consiglio Direttivo aveva fissato la data dell&#8217;inaugurazione ufficiale del nuovo rifugio, una annosa angina pectoris prematuramente all&#8217;affetto dei suoi cari e di tutti gli amici torinesi il benemerito Valentino Dayn\u00e8, che fu veramente il cuore e il braccio motore dell&#8217;operazione. Sin dovette perci\u00f2 soprassedere alla cerimonia e spostarla a fine stagione. Ma la festa inaugurale fu velata da un senso di dolore e di mestizia, anche se si trattava del coronamento di una realizzazione che era iniziata 30 anni prima e per di pi\u00f9 ostacolata da avversit\u00e0\u00a0 di ogni genere.<br \/>\nChi scrive \u00e8 stato ancora per molti anni fedele vestale delle sorti del Vittorio Emanuele, come ispettore e propugnatore di ulteriori migliorie. Basti citare l&#8217;utilizzazione di pochi anni addietro del grande sottotetto, un tempo ricettacolo di materiali infiammabili e di sporcizia, che rappresentarono per me una spina nel cuore per lungo tempo. Finalmente dopo molti infruttuosi tentativi il Consiglio Direttivo recep\u00ec\u00a0 la necessit\u00e0\u00a0 di sfruttamento di tale locale, realizzando in un sol colpo due pregevoli risultati: l&#8217;eliminazione del pericolo incendio, ed il recupero di uno spazio vitale per altri 40\/50 posti letto con una spesa, oltretutto, veramente modesta, che a tutt&#8217;oggi \u00e8 gi\u00e0\u00a0 stata largamente recuperata.<br \/>\nIl rifugio Vittorio Emanuele\u00a0 in pochi anni \u00e8 diventato notissimo in tutto il mondo per la posizione stupenda in cui sorge, per il servizio che fornisce sia agli alpinisti, sia agli appassionati di scialpinismo, sia ai semplici turisti ed escursionisti attratti dalle bellezze del Parco Nazionale in cui \u00e8 ubicato. Le salite circostanti sono di grande soddisfazione per tutti, senza presentare eccessive difficolt\u00e0\u00a0, ed i 4061 della vetta del Gran Paradiso sono un formidabile richiamo anche internazionale.<br \/>\nPer contro il problema grave e di difficile soluzione, \u00e8 quello di riuscire a contenere la marea di frequentatori che in primavera e in estate muovono all&#8217;assalto di queste splendide montagne. Fu gioco- forza stabilire il numero chiuso per ragioni di sicurezza, con prenotazione obbligatoria a danno ovviamente di molti altri aspiranti. Inoltre, mio malgrado, si dovette realizzare quella orripilante via di fuga della scala esterna, cosa aberrante e sconvolgente. Ho quasi finito, ma voglio ancora raccontarvi un fatterello vissuto dal sottoscritto e dal Presidente E. Andreis una volta che assieme salivamo da Pont al rifugio durante i lavori.<br \/>\nPercorrendo la mulattiera di caccia eravamo pervenuti quasi al termine delle innumerevoli giravolte della parte bassa, allorch\u00e8 Andreis mi fa: Rosazza nasconditi dietro a questo masso, come gi\u00e0\u00a0 stava facendo lui. Motivo: duecento metri dal masso, appena al di l\u00e0 \u00a0della gorgia che spacca il vallone scendendo ripida ed incassata a fianco della mulattiera, Andreis aveva visto un grosso branco di stambecchi intenti a brucare pacificamente la loro pappa preferita .la scena avveniva\u00a0 su un ripiano erboso sottostante ad una zona di placconi levigati dal vecchio ghiacciaio alta non meno di 25-30 metri e culminante con un successivo piano erboso. Stemmo accovacciati a ridosso del masso per alcuni minuti, adocchiando di nascosto il branco per non disturbarlo. Ad \u00a0un certo punto il capo branco &#8211; un magnifico bestione di 70-80 kg. cominci\u00f2 a salire lungo piccole fessurine della placconata che noi da lontano stentavamo a individuare. Dopo aver percorso tutta la placconata, il capo arriv\u00f2\u00a0 sul soprastante ripiano e si piazz\u00f2 come un dominatore sul bordo dello stesso, immobile come la sfinge, rivolto verso il sottostante branco che continuava tranquillamente a brucare erba. dopo qualche minuto di questo spettacolo, ne inizi\u00f2 un&#8217;altro ancora pi\u00f9 singolare. Infatti tutti i componenti del branco a turno iniziarono la scalata della zona placconata passando nello stesso punto in cui era salito per primo il gran capo. I novellini, ancora inesperti talora scivolavano ed allora si lasciavano scorrere pancia a terra sulle zampe fino al punto di partenza accodandosi a quelli in attesa del loro turno.<br \/>\nUna vera e propria scuola di arrampicata su roccia! la scena dur\u00f2 sino a quando anche il pi\u00f9 piccolo dei marmocchi non ebbe superato l&#8217;ardua scalata, riuscendo a mettere piede sul soprastante terrazzo. Solo allora il capo riprese il suo aspetto mansueto di buon padre di famiglia, rimettendosi pure lui a brucare erba.<br \/>\nIl caro Andreis mi disse che siffatto spettacolo gli era\u00a0 gi\u00e0\u00a0 capitato di vedere molti anni prima in valle dell&#8217;Orco, allorch\u00e8 con l&#8217;avv. Renato Chabod frequentava con assiduit\u00e0\u00a0 la zona del Gran Paradiso, essendo entrambi intenti alla compilazione della ben nota guida TCI-CAI di cui furono autori con Ettore Santi, famoso sciatore. Ho veramente finito: auguro ai lettori di avere la fortuna di assistere almeno una volta a simile spettacolo, veramente indimenticabile e straordinario pur nella sua naturalezza e semplicit\u00e0\u00a0.<br \/>\nPIERO ROSAZZA<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rifugiovittorioemanuele.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/antica5.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-1521\" src=\"https:\/\/www.rifugiovittorioemanuele.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/antica5-1024x576.jpg\" alt=\"antica5\" width=\"1024\" height=\"576\" srcset=\"https:\/\/www.rifugiovittorioemanuele.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/antica5-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.rifugiovittorioemanuele.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/antica5-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.rifugiovittorioemanuele.com\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/antica5.jpg 1600w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Note storiche su di un Regal Rifugio&#8230;&#8230; il Vittorio Emanuele II al Gran Paradiso. Questo singolare rifugio alpino,senz&#8217;altro il pi\u00f9 originale della cerchia alpina PiemonteValdostana, ma anche uno dei pi\u00f9 frequentati e confortevoli di tutta la catena alpina Italiana, era stato iniziato negli anni trenta sotto la presidenza del Senatore G. Brezzi, personalit\u00e0\u00a0 torinese di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rifugiovittorioemanuele.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/618"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rifugiovittorioemanuele.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rifugiovittorioemanuele.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rifugiovittorioemanuele.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rifugiovittorioemanuele.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=618"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.rifugiovittorioemanuele.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/618\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1524,"href":"https:\/\/www.rifugiovittorioemanuele.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/618\/revisions\/1524"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rifugiovittorioemanuele.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=618"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}